La pausa a metà tempo è una tomba del calcio

Il calcio è uno sport meraviglioso, ma ha diversi difetti che spesso lo rendono più noioso di quanto dovrebbe essere. Il primo, enorme, è quello delle perdite di tempo.

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Soprattutto in Italia siamo abituati a continui tentativi di allungare le pause: giocatori a terra che fingono infortuni, portieri che tengono il pallone in mano ben oltre il consentito, rimesse laterali battute con lentezza esasperante, riprese dal fondo che diventano piccoli intervalli non dichiarati. A questo si sono aggiunte le cinque sostituzioni, che pur essendo divise in tre slot richiedono comunque più tempo rispetto alle vecchie tre.

Non bastasse, ora ai Mondiali hanno introdotto di nuovo la pausa a metà di ogni tempo. Chiamiamola come vogliamo: timeout, cooling break, hydration break, pausa idratazione. Il risultato non cambia.

Sono pause che stancano tutti: tifosi, spettatori, telespettatori. Sono una tomba del calcio.

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Si dice che il motivo sia la salute. Baggianate. Il vero motivo mi sembra un altro: creare nuovi spazi per inserire pubblicità.

Non gli basta la pubblicità mentre si guarda la partita. E già qui ci sarebbe da dire: scusate, se pago un abbonamento, perché devo anche vedere la pubblicità? No, ora arrivano persino a bloccare forzatamente il gioco per introdurre nuovi spot pubblicitari.

Il problema è che così si snatura anche il risultato sportivo. Ho già spiegato perché, secondo me, molti risultati “strani” di questo Mondiale non siano state vere sorprese. Ma di sicuro un fattore che ha aiutato le piccole contro le grandi è proprio questa frammentazione della partita.

Le grandi squadre investono tempo e denaro non solo sulla tattica, ma anche sull’aspetto fisico. Sono più allenate, più preparate, più abituate a reggere certi ritmi. Una piccola squadra, dopo un assedio di trenta minuti consecutivi, può cedere nell’ultimo quarto d’ora. Ma se l’assedio dura venti minuti, poi ci si butta a terra, si spezza il ritmo e si arriva alla pausa sullo 0-0, quella squadra recupera energie e può difendere per altri venti minuti.

Lo stesso accade nel secondo tempo. Invece di avere un tempo da quarantacinque minuti, si finisce per avere due minitempi da circa venti minuti. Il calcio perde continuità, intensità, pressione. Diventa uno sport più spezzettato, più televisivo, più americano. Ma meno calcio.

Per questo il timeout è una soluzione fallimentare. E lo stesso vale, a mio avviso, per l’idea del tempo effettivo. Sembra una soluzione moderna, ma rischia di produrre lo stesso effetto: una partita ancora più spezzata, ancora più lenta, ancora più lontana dalla natura del calcio.

Io vivo di calcio, amo il calcio, ma l’ho sempre detto: lo sport più bello da vedere, per me, è il tennis. Anche lì ci sono pause, certo, ma sono brevi, ordinate, naturali. Di fatto è difficile annoiarsi. La palla è sempre in gioco, l’intensità è continua e una partita può durare poco o moltissimo, ma se dura tanto è perché in campo c’è battaglia vera.

Nel calcio, invece, bisogna combattere le perdite di tempo. Negli ultimi anni qualcosa si è mosso in questa direzione, ma ancora senza la giusta efficacia.

Quest’anno, ad esempio, è stata introdotta una regola con countdown di cinque secondi per rimesse laterali e riprese dal fondo quando l’arbitro ritiene che si stia perdendo troppo tempo. Non so se abbiano letto una delle mie vecchie proposte, ma ne parlo da anni: le rimesse laterali sono una delle più grandi fonti di perdita di tempo. Questa regola, se applicata davvero, funziona.

Anche i minuti di recupero lunghi possono andare bene, ma solo fino a un certo punto. Il problema è che gli arbitri hanno sempre paura di esagerare. Basta pensare alla differenza tra il recupero dato ai Mondiali e quello dato nei campionati nazionali. In campionato, un arbitro difficilmente assegna un recupero davvero corretto. Praticamente mai.

Ed è proprio per questo che i giocatori continuano a buttarsi a terra. Sanno che l’obiettivo è arrivare al 90’, non al 97’. Dal 90’ in poi, spesso, la partita è come morta.

Per capirci: se siamo all’83’ e mancano sette minuti, quella è ancora partita vera. Se invece siamo al 90’ e il recupero arriva fino al 97’, quei sette minuti hanno un peso diverso. Lì il gioco si spezza, si perde ritmo, si perde intensità. E soprattutto è rarissimo che l’arbitro aggiunga davvero altro recupero al recupero.

Altro tema: i portieri. Continuano a tenere il pallone troppo a lungo. Si è provato a intervenire, ma nella pratica l’arbitro non fischia quasi mai il pallone trattenuto oltre il tempo consentito. Mai. Una soluzione semplice sarebbe imporre tempi più rapidi anche sulle riprese dal fondo: il pallone esce e la squadra deve rimetterlo in gioco entro pochi secondi. Oggi, invece, possono passare anche trenta secondi prima che si ricominci.

Tempo fa qualcuno mi disse: “Ma che ne sai, la pausa serve per questioni di salute”.

Questioni di salute? Allora cosa facciamo con la maratona, la fermiamo ogni cento metri e la trasformiamo in una passeggiata?

Il calcio esiste da una vita. Si corre, non si cammina. L’aspetto fisico, la resistenza, la capacità di reggere la fatica sono parte integrante del gioco. Parliamo di atleti, non di giocatori di scacchi.

Se davvero si vuole pensare alla salute, allora si eviti di farli giocare nelle ore più calde. Questa sarebbe una misura seria. Il restoè fuffa.

La cosa curiosa è che hanno cambiato anche il nome: da cooling break a hydration break. Perché? Perché in certi giorni magari piove, magari non fa neppure quel caldo incredibile che si vide, ad esempio, ai Mondiali di USA ’94. Allora si cambia nome: non più pausa per il caldo, ma pausa idratazione. Così la pausa resta. E la pubblicità pure.

Gli Stati Uniti sono abituati a sport costruiti sulle pause: football americano, basket, baseball. Lì le interruzioni fanno parte dello spettacolo. Una partita di Super Bowl dovrebbe durare 60 minuti effettivi e invece, nella realtà, dura circa tre ore e mezza, imbottita di pause, attese e pubblicità.

Ma il calcio è un’altra cosa.

Per renderlo più divertente bisogna eliminare le perdite di tempo ed evitare di crearne di nuove. Bisogna dare più continuità al gioco, proteggerne il ritmo e lasciare che la partita respiri senza interruzioni artificiali.

La pausa a metà di ogni tempo va esattamente nella direzione opposta.

Bocciata.

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Giulio Giorgetti

Giulio Giorgetti — Fondatore di QuoteScommesseCalcio.com dal 2008, autore del Metodo QSC e creatore di Pronostico.it.

2 commenti

  • Ciao Giulio e buona domenica, un saluto anche a tutto il popolo QSC.

    https://www.pronostico.it/it/pronostici/follo-levanger.html

    Per questa partita avevo ipotizzato un 2, poi ho notato che poco prima dell’uscita del pronostico ufficiale il grafico si era ristretto, interpretandolo quindi come elemento contrario e ho pronosticato X2.

    – Ci poteva stare 2/X2?

    – I segni 2 sono più “delicati” da pronosticare rispetto i segni 1, quando c’è un elemento contrario si fa meglio a togliere la previsione dal pannello o può anche starci se tutti gli altri fattori sembrano andare in una direzione?

    Grazie mille.

    • Ciao Sonia,

      1) il segno 2 ci poteva stare
      2) fino a 2 ore prima dell’incontro, che è il momento ideale per valutare la partita, il grafico era non solo stabile ma addirittura si allargava. Si è ristretto dopo quando le quote iniziano a sballare e non contano. Ad ogni modo se è solo il grafico e non è qualcosa di clamoroso tipo 30-40 punti di differenza allora si può tenere il pronostico iniziale

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